martedì 20 dicembre 2011

PIETRO CARPINELLIquando la vita diventa un romanzo     2
di Filippo Tucci

-Da giorni ormai, il mare era l’unico orizzonte ed il rullio incessante dei motori del piroscafo ne    era la colonna sonora. Di giorno la chiassosa compagnia degli  altri emigranti, in maggior parte paesani di Oppido, Varapodio, Tresilico, Messignadi, Radicena,ecc. allentava la tensione e l’alternarsi di sentimenti contrapposti. La notte, però, gli diventava difficile chiudere gli occhi e riposare. Si alzava allora dalla cuccetta ed usciva sul ponte della nave, affacciandosi controvento alla ringhiera, per sentirsi addosso il vento freddo e respirare a pieni polmoni l’aria salmastra. La nostalgia, le ansie, le speranze riempivano la sua notte. Quel giovane , appena diciannovenne, si chiamava Pietro Carpinelli e faceva parte della “tonnellata umana” che in quei primi anni del 1900 abbandonava la Calabria per cercare fortuna nelle “Meriche” del Nord e del Sud. Pietro condivideva il comune destino degli emigranti, ma sentiva di essere diverso, perché lui non cercava un lavoro qualsiasi, non scappava, aveva solo l’ambizione di poter continuare a suonare il suo clarinetto e poter diventare un giorno compositore e magari direttore di banda. Si, perché per  lui la musica era  vita e l’aveva nel sangue. Aveva cominciato a suonare che non aveva compiuto i dieci anni. Era clarinettista nella banda di Oppido, suo paese natio, e molto aveva appreso dalle lezioni che gli impartivano amorevolmente il suo capobanda e lo stesso direttore. Aveva compreso, fin dalla tenera età,  che il futuro, che per lui si profilava, non sarebbe stato per niente gratificante. Intanto avrebbe dovuto dividere il suo tempo tra la banda,  molto impegnata in estate per le feste patronali dei vari paesi della Piana (d’inverno invece solo qualche funerale) e un lavoro di tipo artigianale (il ciabattino,il sarto, il barbiere ?) che gli consentisse di mantenere una famiglia. Senza contare che la banda di Oppido stava attraversando un momento difficile, perché incomprensibilmente si erano create due fazioni, che avevano portato ad una  scissione ed alla creazione di due bande, divise in bianchi e rossi, a secondo degli orientamenti  politici. Una  storia, questa,  che Pietro trovava assurda, essendogli stato insegnato che la musica aveva un linguaggio universale ed univa tutti i popoli e tutti i ceti sociali. Aveva perciò deciso che il suo futuro non avrebbe mai potuto essere in questa Terra, dove come nasci muori, senza prospettive e possibilità di cambiamento o di riscatto. Quando, partendo, salutò la madre in lacrime, il padre Salvatore comprensivo lo abbracciò dicendogli semplicemente“Bona furtuna Petru, t’a mmeriti…”

II° -Era l’anno 1907. Era arrivato nella sua Terra Promessa. Asuncion , la capitale del Paraguay, dove era approdato dopo lunghe peregrinazioni, appariva come una grande città, bella, pulita, ordinata e poi  sembrava di essere in Italia,con tanti emigranti  che parlavano la lingua italiana. Pietro Carpinelli  aveva in tasca un contratto, con il quale veniva assunto, come clarinettista, nella Banda della Polizia della città. Non ebbe difficoltà ad ambientarsi, anche perché la sua vita era scandita dallo studio, dalle prove della banda e dai concerti. Non aveva altro pensiero e non si concedeva neppure tante amicizie. La sera immancabilmente la dedicava a esercitarsi con i pezzi preferiti, da Rossini a Mozart.. Fu così per sei anni. Poi nel 1913 la prima svolta della sua vita. Sicuramente notato e apprezzato e  per la sua bravura e capacità,viene arruolato nell’Esercito paraguaiano e destinato alla Banda militare di Conception , con l’incarico di vice direttore. E’ un primo importante riconoscimento
al quale seguirà la vice direzione della banda del 4° Reggimento  a Encarnacion.
Passano dieci anni con Pietro impegnatissimo nell’organizzazione bandistica e nell’approfondimento dei suoi studi. Finalmente nel 1923 viene promosso direttore della Banda del Battaglione Genieri. Si sente veramente  realizzato. Sono stati sedici lunghi anni di sacrifici e rinunce, ma ora Pietro Carpinelli è direttore di banda ed inserito nell’organico dell’Esercito, come Ufficiale. Comprende che il “nuovo status” lo porterà a contatti e relazioni importanti e che la sua vita pubblica e privata dovrà necessariamente subire dei cambiamenti. Vi sono da assolvere tanti impegni istituzionali ed, inoltre, la Banda tiene concerti pubblici nelle ricorrenze civili ed in altre occasioni importanti.

III° - Quel pomeriggio del novembre del 1924, la Banda del 5° reggimento di Fanteria teneva un concerto nel Giardino Botanico. I musicisti indossavano l’alta uniforme ed eseguivano le varie arie, sotto la direzione del capitano don Pedro Carpinelli. Don Pedro aveva compiuto da poco i trentasei anni. Era sicuramente un bell’uomo e la divisa certamente gli donava ed esercitava grande fascino sulle donne. Era fondamentalmente, però, un romantico che credeva nell’amore e nella sacralità della famiglia, anche se fino a quel momento non aveva mai pensato di accasarsi. C’era tanta gente, quel giorno nel parterre del Giardino Botanico. Tutti erano eleganti, soprattutto le signore che sfoggiavano, per l’occasione, i capi più belli del loro guardaroba. Don Pedro, seppur attento alla direzione musicale, non potè fare a meno di notare, seduta al primo tavolo, una ragazza dai lineamenti stupendi che, con il movimento del capo, seguiva le arie musicali, facendo ondeggiare i lunghi capelli. Lei non gli staccava gli occhi di dosso ed era la prima a battere le mani guantate, non appena terminava l’esecuzione di un pezzo. Don Pedro rispondeva a questo silenzioso omaggio, con un leggero inchino e fissandola intensamente negli occhi. Era sicuramente una ragazza della buona società , però doveva essere giovanissima e questo lo frenò al punto che, terminato il concerto, evitò deliberatamente di incontrarla, provocando la delusione della ragazza. Tuttavia, per curiosità, si informò, in maniera discreta, su chi fosse quella signorina. Le notizie che ricevette spensero del tutto quella piccola fiammella che si era accesa nel suo cuore. Si trattava, infatti, della ventenne donna Francisca Yegros, appartenente ad una delle famiglie più nobili e potenti del Paese.
La signorina Yegros discendeva direttamente dal generale Fulgencio Yegros (1780 – 1820) , un ufficiale spagnolo che, abbracciata  la causa indipendentista, combattè per il Paraguay  portandolo a alla sua totale autonomia  e divenendone, nel 1811, il primo Presidente della Giunta. Fulgencio Yegros era stato, ed ancora era considerato, il fondatore dello Stato del Paraguay e Padre della Patria. Pedro Carpinelli conosceva bene la storia del Paese nel quale viveva e sapeva perfettamente quanto potente fosse la famiglia Yegros, i cui componenti erano nei massimi gradi dell’Esercito e della Amministrazione pubblica. Anche per un uomo baciato dalla fortuna, come lui finora era stato, era pura follia la sola idea di innamorarsi di donna Francisca. Si ributtò con maggior lena nel suo lavoro, ma la presenza di questa ragazza divenne, suo malgrado, una costante ritrovandosela  sempre attorno. Un giorno, però, entrando nella sala concerti del Teatro trovò sopra il leggio dello spartito, su cui era poggiato il suo clarinetto, una rosa rossa accompagnata da un bigliettino su cui era scritto semplicemente “Francisca”. Don Pedro capì che quella rosa  aveva un preciso significato: doveva e poteva combattere per Francisca.
Si sposarono bel 1925 e l’anno successivo nacque la primogenita.

IV° - Gli anni che seguirono, Pietro li dedicò alla moglie che adorava, ai figli ed alla musica. Nel 1931 fu chiamato a dirigere la Banda Musicale dell’Accademia Militare e questo, di per se, fu un altissimo riconoscimento. Nel giugno 1932 il Paraguay si trovò in guerra con la confinante Bolivia a  causa di rivendicazioni  territoriali  nella provincia del “Chaco”. Fino ad allora Pietro Carpinelli non aveva richiesto la cittadinanza paraguaiana ed aveva mantenuta quella italiana e, pertanto, era esentato dal partecipare alle azioni belliche. Memore e grato per quanto la Patria adottiva gli aveva dato ed anche per l’onore della divisa che indossava, non esitò un istante a richiedere la cittadinanza per potersi sentire paraguaiano a tutti gli effetti. Lo doveva anche alla famiglia nella quale era stato accolto, alla moglie ed ai suoi figli. Aveva 44 anni e partiva per il fronte. La sua presenza sul campo di battaglia  non fu affatto simbolica, ma nei tre anni di guerra compì molte azioni eroiche che gli valsero l’assegnazione delle più alte onorificenze militari. La guerra fini vittoriosamente per il Paraguay, nel 1935 e don Pedro potè tornare nei ranghi militari venerato ed omaggiato come un eroe nazionale.
Nel 1946, dopo trentatre anni, si congedò dall’Esercito e condusse gli ultimi anni della sua vita dedicandosi esclusivamente agli studi musicali. Morì il 10 dicembre 1960. Il capitano don Pedro Carpinelli, però non è mai morto per la sua gente, che lo ha onorato dedicandogli vie, scuole, edifici pubblici. Ogni anno nell’annuario ufficiale dello Stato vengono ricordate la sua data di nascita e di morte e nel Mausoleo degli Eroi del Chaco ha un posto di rilievo. Su di lui sono stati scritti libri ed articoli e tutte le sue composizioni musicali, tra cui la Marcia Nazionale dell’Esercito, sono state date allo Stato.
Del legame con la madrepatria rimane solo un’esilissima traccia, essendo indicato Oppido Mamertina (Calabria) quale  luogo di nascita. Varrebbe la pena, forse, riscoprire  questo calabrese che ha onorato, con la sua vita,  anche la sua terra natia.

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