giovedì 6 dicembre 2012

Scarcella Family di Filippo Tucci


E’ raro che una vecchia foto, ingiallita dal tempo, evochi tante emozioni, tanti ricordi e tante considerazioni di natura sociale  ed economica del periodo storico  in cui sono vissute le persone ritratte. Emerge uno spaccato di vita assolutamente interessante, pur nella semplicità dei costumi, usanze ed abitudini. La fotografia pubblicata rappresenta la famiglia di Francesco Scarcella, nell’occasione del matrimonio di una parente stretta avvenuto a Platì, nell’anno 1932. L’abbigliamento è certo quelle delle occasioni importanti. Il capo famiglia, in sobrio doppiopetto marrone, porta un fiore all’occhiello della giacca, mentre – pendente dal taschino – fà  orgogliosamente mostra di se una medaglia al valor militare (presumibilmente della grande guerra de 1915-1918). L’uomo ha un portamento distinto ed una certa ricercatezza nel vestire, dimostrata dalla cravatta, dalla camicia con gemelli e dalle scarpe di ottima fattura artigianale. La moglie, molto composta nel suo abito scuro, sfoggia una lunga collana, anche se si comprende che il suo ruolo è principalmente quello di essere una buona madre di famiglia. I due ragazzi più grandicelli sono anche loro in completo scuro, con camicia bianca e cravatta. Entrambi hanno un fiore bianco all’occhiello. I bambini più piccoli sono vestiti in maniera meno formale ed un tantino casual. Infine la bimba, di circa due anni, è elegantissima nel suo vestitino bianco, tanto da pensare che facesse da paggetto alla sposa. Viene spontaneo chiedersi come questa famiglia abbia potuto compiere il tragitto Messignadi-Plati e ritorno, pensando alla scarsità di mezzi di trasporto dell’epoca. Sembrerebbe che l’intera famiglia abbia fatto il percorso a piedi, impiegando una intera giornata per l’andata, ed altrettanto per il ritorno ,arrivando in vetta all’Aspromonte per poi discendere verso Platì. Francesco Scarcella era un provetto muratore, tanto da avere il soprannome di U’NGEGNERI, e viveva del proprio lavoro, riuscendo a mantenere ad un livello decoroso la propria famiglia. Faceva parte, quindi, di quel ceto medio composto da artigiani (sarti, barbieri, calzolai, muratori, ecc.), commercianti, bottegai, impiegati e da piccoli proprietari. Un ceto che, a quanto è lecito dedurre, in quegli anni trenta non se la passava male. Chi stava peggio erano i “jornatari”, quelli cioè che lavoravano a giornata. Ne facevano parte contadini, raccoglitrici di olive, zappatori, putatori,ecc.  Non stava meglio neanche il ceto dei grossi proprietari terrieri, cinque o sei famiglie in tutto, avviato oramai ad una inesorabile decadenza, perché incapace di aprirsi al nuovo e di stringere alleanze con le classi emergenti. Anzi era tanto il loro atavico disprezzo verso il “popolino” che era inimmaginabile un matrimonio con dei messignadesi. Si preferiva imparentarsi con dei forestieri oppure restare scapoli o zitelle. Per tornare a Francesco Scarcella, qualcuno dei suoi figli è emigrato in Australia, altri si sono fermati a Messignadi. La piccola Giuseppina ha sposato Stefano Scullino.  Oggi i discendenti diretti  di“  Cicciu U’ngegneri” (siamo alla quarta generazione e prossimi alla quinta) sono giovani che si sono laureati .giovani che stanno seguendo corsi universitari , giovani che stanno frequentando le scuole superiori. Insomma una bella storia di una famiglia tipica messignadese, che ha onorato ed onora il nostro Paese.
FILIPPO TUCCI

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