mercoledì 24 aprile 2013

Pietro Andronaco "Summastro" (di Filippo Tucci)


PIETRO ANDRONACO,“SUMMASTRO                                       

Il messignadese Pietro Andronaco faceva di mestiere il ciabattino, ma catalogarlo sbrigativamente come “scarparu”  è assolutamente riduttivo, perché lui non si limitava soltanto  a riparare le scarpe malridotte dei messignadesi, ma era soprattutto un “creatore” di modelli di scarpe che venivano vendute nei migliori negozi di Messina. Fosse vissuto oggi, lo si sarebbe potuto definire un “designer di moda” ed è certo che , in un contesto ambientale diverso, la sua creatività  ne avrebbe fatto di lui un uomo di successo con tante soddisfazioni,  sociali ed economiche. Invece ha dovuto accontentarsi di poco, di quel molto poco che i tempi di allora consentivano. Mastro Pietro,  pensava i suoi “modelli”, poi li traduceva in precisissimi disegni, sui quali lavorava intere giornate, fintantoché non arrivava al modello definitivo. Passava, quindi, alla realizzazione che eseguiva con estrema perizia. Appena le scarpe erano pronte, prendeva il primo autobus con destinazione Messina. Qui si presentava da un rinomato  negozio di scarpe, dove veniva accolto e trattato con grande cordialità. Ne usciva alla fine, con qualche spicciolo in tasca, sufficiente ad un pranzo in trattoria ed a levarsi qualche umano sfizio. Poi se ne tornava a casa, mentre il negoziante lucrava abbondantemente facendo riprodurre in serie il “prototipo” , vendendo  le scarpe a facoltosi clienti. Pietro Andronaco era contento lo stesso, era fatto così. Amava tanto le sue “creature” al punto che una volta, incontrando in paese un suo cliente che aveva le “sue” scarpe appena impolverate, lo rimproverò aspramente e, preso dal taschino il fazzoletto bianco, pulì la “scarpina” facendola brillare in tutta la sua bellezza .Come tutti gli artisti, riteneva che la sua opera potesse essere utilizzata da chi la comprava, ma lui si sentiva sempre il proprietario. Mastro Pietro aveva il dono naturale del disegno, tant’è che spesso raffigurava, su fogli di quaderno o carta d’altro genere, i personaggi famosi dell’epoca : Mussolini, Hitler, Badoglio ecc. Alla sua bottega (o scuola, come lui stesso diceva) andavano molti ragazzi (discipuli) che dovevano chiamarlo “Summastro”  ( il gradino piu’ alto nella gerarchia artigianale) e visto il carattere del personaggio,  non voleva essere confuso con i ciabattini, pur numerosi e bravi, che lavoravano a Messignadi.  Aveva, e forse non a torto, una grande considerazione di se stesso che si rifletteva nei suoi comportamenti. Fisicamente era longilineo, vestiva in maniera sobria, ma elegante. Portava quasi sempre la cravatta (una rarità per quei tempi) e ai piedi i suoi gioielli che, come diceva lui,  portava a passeggio per suscitare l’ammirazione e l’invidia dei passanti. Attraversava le strade del paese, non con alterigia, ma con l’interiore convincimento di essere un gradino più in alto degli altri. Non era molto loquace ed amava vagare per i boschi, assorto nei suoi pensieri. Quando, per svago o per necessità, si recava nelle campagne le sue amate scarpine restavano a casa e usava scarponi e abiti che normalmente non si usano per andare in giro.  In queste occasioni, mastro Pietro evitava di farsi vedere , servendosi di stradine periferiche e di campagna. Era geniale nel suo lavoro ed è un vero peccato che delle sue tantissime creazioni sia rimasto poco o nulla.
FILIPPO TUCCI

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