Storia e "storie", usi, tradizioni, credenze, linguaggio di un micro-cosmo dell'entroterra calabrese. Blog ideato nel 2010 dal commendatore FILIPPO TUCCI.
martedì 10 febbraio 2015
sabato 20 dicembre 2014
Novena di Natale 2014 (di Filippo Tucci)
La sveglia suona alle 5,30. E’ un dolce risveglio,
accompagnato dalla musica della cornamusa che gira per il paese ad annunciare
la Messa della Novena di Natale. Sono le sei del mattino di una fredda alba
dicembrina, quando varco il portone
della Chiesa. Tanta gente, tanti giovani, tanti ragazzi. Sono sorpreso da così
numerosa partecipazione. Dopo tanti anni don Antonello, il parroco attuale, ha
voluto assecondare la richiesta dei Messignadesi di ripristinare la Messa alle
sei del mattino e la comunità ha risposto con grande entusiasmo. Ho desiderato e
voluto esserci, per una volta almeno, perché il Natale non è solo la festa dei
bambini, ma anche di quanti si sentono, nonostante
l’età, bambini nel cuore e
nell’anima. Alle prime note di “Tu
scendi dalle stelle”, che l’orchestrina (guidata da Peppe Barbaro) esegue dall’altare
maggiore, sento irrefrenabile un nodo di commozione e il pensiero va indietro a
tempi lontani, quando mia nonna Giulia mi buttava dal letto per portarmi con sé
in Chiesa (“Veni, levati, sennò u Bombinedu non ti porta nenti”). Non è
cambiato molto da allora, il Natale a Messignadi. L’orchestrina che gira per il
paese, l’odore dell’incenso e della cera delle candele, le stesse liturgie, la medesima
ansia dell’Attesa. A guardar bene, non
sono cambiati neanche i volti delle persone. Sì perché nella nostra piccola
comunità, dove tutti ci conosciamo da sempre, non è difficile risalire dai
lineamenti delle persone al loro ceppo familiare. Per questo molti dei volti
dei presenti alla Messa, richiamano alla mente i loro genitori, i loro nonni, i
loro bisnonni. Anche questa è la magia legata a questa festa: rivivere il
Natale insieme a coloro che ci hanno preceduto, anelli – noi come loro – di un’unica indissolubile
catena.
P. S. – A pensarci bene una differenza c’è. Noi, dopo la
Messa, siamo andati al bar a prendere il cappuccino con la brioche alla
Nutella, loro (i nostri vecchi) andavano, invece, direttamente a lavorare in
campagna.
FILIPPO TUCCI
venerdì 21 novembre 2014
La nostra centenaria Maria Grillo se n'è andata
Conobbi la signora Maria, una mattina di una domenica d’estate
di qualche anno fa. Ero, come sempre, alla ricerca di persone che mi potessero
aiutare a ricostruire qualche aspetto particolare di fatti o personaggi di
questo piccolo paese. Allora aveva già superato i 95 anni ed abitava in una
casa nella piazza della Chiesa Vecchia (i messignadesi rifiutano le “logiche” della burocrazia comunale e
continuano a chiamarla così). Viveva da sola perché – come diceva lei – non
voleva dare “sconzu a nudu”, anche se i familiari sarebbero stati ben felici di accoglierla in casa loro
ed accudirla. Mi è sembrato di
cogliere nelle sue parole un senso di
orgoglio, tipico delle persone che hanno
badato non solo a se stesse, ma anche
agli altri, e il convincimento che la vita è tale finchè si è sufficientemente
autonomi. Rimasi sorpreso dalla lucidità dei suoi ragionamenti e dalla sua incredibile
memoria. Ad ogni mia domanda rispondeva, snocciolandomi nomi, cognomi,
soprannomi, attività, ecc. Insomma una miniera di informazioni. Dopo la
chiacchierata, chiedendomi scusa, mi disse che doveva prepararsi per andare a Messa e, comunque di ritornare
quando lo avessi voluto. La incontrai diverse volte, anche se – devo
confessarlo – la guardavo ammirato quando passava per le strade di Messignadi
dritta, veloce e sicura e soprattutto riconoscendo e salutando le persone
che incrociava. Cara signora Maria,
cento anni di lavoro duro e faticoso, insieme alla gioia (anch’essa faticosa)
di aver allevato, i figli e accudito nipoti e pronipoti alla fine meritano il
giusto riposo e la riconoscenza, che ora
è possibile coltivare solo nel ricordo.
giovedì 20 novembre 2014
sabato 1 novembre 2014
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